Orgoglio e dignità

Puoi guardarlo per ore e per giorni quel telefono. Anche tutta la vita.

Ma finché non avrai deciso, non avrai compreso e scelto, il tuo sguardo sarà l’illusoria perdita di un attimo in un pozzo di tempo profondo, scavato nell’abisso dei tuoi desideri.

Perché se ciò che ti impedisce di prendere quel telefono e scriverlo, scrivere: – Mi manchi. Tanto-, è l’orgoglio, allora non esitare un istante a schiacciarti le dita sui tasti. Perché ci possono essere frammenti di colpe contingenti, mie o tue, o mie e tue, non importa. Ciò che conta davvero è la sicurezza che vi sia una colpa identificabile e concreta, da rimarginare come una ferita, con la ricerca di una comprensione, di un punto di saldatura comune, di una comunione di intenti. Se c’è colpa, c’è volontà e, se c’è volontà, vuol dire che c’è un c’è.

Ma prima di prendere quel telefono, pensaci bene. Rifletti se davvero ciò che stai evitando è solo il frutto di un orgoglio, stupido, inutile e deleterio, come solo l’orgoglio sa essere.

Perché se, invece, la mano ti resta ferma, dinanzi alla ricerca dello sguardo, per dignità, allora no, allora non toccarlo mai più quel telefono e dismettiti l’anima.

Pensaci bene. Perché tu lo sai che a mancarti non è solo quello che è stato. Ciò che ti manca davvero è ciò che non è stato. Ciò che non avrebbe mai potuto essere. E non importa allora se ci sono porzioni di blande colpe da ripartire o da calcolare in diverse misure.

Se ognuno s’è indossato una maschera di doveroso e opportuno, chi per non palesare eccessivamente un sentimento ben più grande che sapeva già sarebbe rimasto sterile e chi per non perdere il piacere, l’indubitabile piacere, di una bella presenza, non c’è una vera colpa. Ognuno s’è preso ciò di cui aveva bisogno, con la confusa intenzione di non disturbare l’altro. I paletti di un confine e le mani alzate a rassicurare ci sono state. E lo sai.

Se ancora, dopo mesi, stai a ricercarti un segno, un messaggio, un codice tra parole non tue, allora vuol dire che non è orgoglio. E’ dignità.

La dignità che il rispetto di sé impone. La dignità che l’amore di sé impone. La dignità che la tutela di sé impone. Quella dignità madre dell’onestà con se stessi.

La dignità di non grattare via con le unghie frammenti di vernice da un muro che non oltrepasserai mai. Grattare fino a consumarti le dita. Fino a lasciarti sanguinare, fingendo un sorriso rassicurante. Per non perdere quei frammenti, comunque insufficienti, comunque insoddisfacenti.

L’orgoglio vive degli altri. La dignità è sola.

E allora lascialo lì quel telefono, assieme a tutti i tuoi sogni, desideri e speranze.

Scrivilo qui, quello che vuoi dire, e che sai essere inutile e deleterio. Deleterio per la dignità, non per l’orgoglio.

Mi manchi. Tanto. Da morire. Ma mi manca ancora di più tutto quello che non c’è stato.

E poi cancellalo da te.

Lay beside me,
tell me what they’ve done.
Speak the words I wanna hear,
to make my demons run.
The door is locked now,
but it’s open if you’re true.
If you can understand the me,
than I can understand the you

24 comments

  1. Non posso non essere d’accordo. Anche se a volte i due (orgoglio e dignità) possono confondersi e sovrapporsi tanto da lasciarci confusi. Convinti di seguire l’uno (o scansare l’altro), mentre stiamo facendo esattamente il contrario. Ci vuole una grande lucidità e un’ancora più sincerità. Soprattutto con se stessi.

    1. Sì Giacani. Il punto è che, giacché detesto l’orgoglio profondamente (è proprio davvero inutile e deleterio e mi suona pure di un po’ tonto), talvolta confondo la dignità con l’orgoglio e quindi mi abbatto come un carrarmato pensando di peccare in orgoglio.
      Pensa che cojona eheheheheh.

      1. Allora mettiamola così. meglio perdere un pochino di dignità per non cadere nell’orgoglio che perdersi nell’orgoglio per essere certi di non cedere un grammo di dignità. Se è questo che intendevi sono d’accordo con te

  2. The unforgivven II. Cominciamo così la domenica mattina?
    E’ il fottuto gioco delle parti, che trascina in un inferno da cui poi uscire non è possibile. Migliaia di parole non dette, cose non fatte e tutto pensato, troppo pensato. Se mi dai ti do, se no ti fotti. E scoprire che le cose sono più complicate di così e che l’orgoglio è davvero una stronzata in amore, ed è così facile farsi prendere per mano dall’orgoglio e trovarci dentro tutto il nostro conforto e le nostre buone (buone un cazzo) motivazioni.
    E allora o troviamo chi questo gioco non ha intenzione di giocarlo o almeno non lo giochiamo noi, vulnerabili sì, perchè scrivere “Mi manchi. Tanto. Da morire. Ma mi manca ancora di più tutto quello che non c’è stato.” può costare una fatica sovraumana e lascia esposti al pugno nello stomaco e se abbiamo tergiversato tanto nel scriverlo è proprio perchè sapevamo che il pungo sarebbe arrivato, forte, fortissimo, da togliere il fiato. E a quel punto sì che la dignità è fondamentale, perchè l’amore non si prega, perchè l’amore non deve lasciare a terra senza fiato.
    E poi cancellalo da te.

    1. E meno male che l’ultima cosa che ti ho scritto ieri notte è stata “Giuro che smetto di essere seria poi. E mi getterò nei racconti di bali e balere”.

      Tutto troppo pensato, sì. L’orgoglio è una stronzata in qualsiasi relazione umana, è un ritorcersi in sé facendosi del male.
      Sai cosa mi fa ancora malino? Solo malino, non male, un po’ come un taglietto che ti infastidisce ecco, mi fa malino il fatto che ancora mi manchi quello che non c’è stato. Solo quello. Perché, noiosamente, non mi metto mai quieta, con l’animo in pace. Che palle, che noia che sono.

      L’amore non si prega. Questa è una frase straordinaria che mi piacerebbe tante persone avessero sempre ben presente.

      1. Ma sì, per balli e balere c’è sempre tempo e quando prende secca così c’è poco da fare.

        Io credo tu abbua quella tigna che riconosco bene (ma smentiscimi se sbaglio) che si esplicita nel gran classico delle teste di cazzo (noi) : fai cagare e sei fondamentalmente un essere inambabile che fa del suo cavallo di battaglia il tener le persone legate a se trattandole ammerda, MA io con i miei occhioni da Candy Candy vedo in te altro e in quanto crocerossina degli stronzi (io ho il master) so che in potenza potremmo essere felici, felicissimi ed essere anche una storia bellissima (se tu non fossi la merda che però sei). E allora stai lì e dai proprio un unumero di possibilità che ti portano ad essere la regina dei dementi in un lasso di tempo sorprendentemente breve. Loro te lo fanno vedere “quello che non ci sarà mai” a tratti, brevi flash, e tu ti convinci e allora al grido di” echecazzo vedi che sotto, sotto (ma proprio un po’ troppo sotto) è la persona meravigliosa che io ho visto” vai avanti e tolleri e tolleri e tolleri ancora e ti ritrovi in serate come ieri dove se non avessi avuto la saggia idea di aprire un blog faresti una cazzata immane. Perchè io credo che il punto sia che quando loro ti fanno vedere quello che tu vorresti ma non è e mai sarà, sia solo un dannatissimo CASO.
        E scusa se mi sono permessa di fare di tutta l’erba un fascio, puoi sempre dirmi di farmi i cazzi miei … 🙂 (la metto che so che ti fa gran piacere)

      2. TE AMO!
        Scusa, mi sono lasciata andare.
        Sì, interpretazione corretta. La tigna è il mio peggior difetto. E di solito accade così come descritto.
        Ma in questo caso, siccome sò un genio dell’idiozia, la persona oggetto/soggetto della tigna è una persona assolutamente corretta, non è affatto testa di cazzo, non ho dovuto tollerare niente, anzi. Altrimenti il vaffanculo sarebbe stato velocissimo, ormai, per come sono fatta ora.
        Ho scioccamente pensato di poter tenere tutto sotto controllo, perché yeah sò forte, yeah sò stocazzo, e invece no.
        Quindi mi mancano tante cose, le risate insieme, le confidenze, il gioco, ma quello che non c’è stato “mi manca” talmente tanto che non posso stare lì in attesa di qualcosa come na deficiente a sbrindellarmi le palle del cuore.
        La sua colpa: sapere comunque che a me mancava quello che non avevo.

      3. Assolutamente! So perfettamente che non c’era alcuna intenzione di dare ciò che desideravo. Per questo non ho dubbi sulla correttezza. Non punto indici e non ho nulla da recriminare.
        Nemmeno il suo aver ceduto volentieri alla lusinga dell’io, perché so quanto sia piacevole ricevere attenzioni piacevoli, è naturale e umano.
        Magari io mi sarei risparmiata frasi tipo: “Quello che mi piace di te è che non ti arrendi mai”, riferito per l’appunto alla mia tigna al riguardo.
        Ma, insomma, davvero sfumature… Ecco perché poi mi sono auto-appellata alla mia dignità. Per mettere un punto alla frase.

      4. Sì, credo fosse davvero arrivato il turno della dignità e torno così al mio primo commento. Devo però dire che di sfumatura in sfumatura ho un quadro meraviglioso o un roba piatta che chiunque potrebbe fare. Le sfumature contano, contano eccome, forse sono tutto.

      5. Sì, le sfumature contano da morire, ma proprio perché sto sempre lì a cercare di individuare l’esatta nuance di ogni virgola, devo smetterla di attaccarmi alle sfumature e osservare l’insieme.
        O anche smettere di inserire con il mio pennello sfumature che non esistono nell’originale.
        In questo caso eh. Solo in questo caso.
        Normalmente l’insieme è talmente nitido che lo sbadiglio arriva veloce.

      6. Devo essere onesta, mi sto sforzando di fare 10 passi indietro e osservare il quadro nel suo insieme e forse è la prima volta che lo faccio. Anche perchè, prorpio come te, la tentazione di spennelarci dentro io a cazzo è sempre stata troppo forte. Poi ti capitano dipinti dove davvero metterci mano sarebbe un delitto. E allora ti freni. Ma forse io non sono l’essere più adatto per dare consigli su questioni di cuore, essendo un semicasino vivente.

      7. E chi non lo è? (Un semicasino)
        Credo, fondamentalmente, di non aver mai mai trovato un dipinto tale da non volerci mettere mano.
        Anzi, già è un miracolo per me se incontro un dipinto che non liquido con una mezza occhiata veloce.

        Mi sa che alla fine lascerò prevalere la mia parte fortemente maschile: sei bono – zitto non dire una parola che rovini tutto – grazie è stato molto bello ma mo ciao.

      8. E la tigna, mannaggia a lei, può farci ottenere ciò che vogliamo ma anche disruggerci. Sapere quando fermarsi e dire basta è un’arte un po’ ostica per noi pervicaci. Ti abbraccio .

  3. Mother cita: If there’s a will, there’s a way…

    Chi ha detto che per balli e balere c’è tempo? Eh? Un sabotatore? Il proprietario del Cocoricò di Riccione? L’esercito della salvezza?
    Mother non è contenta, e no e no e no!

    1. Balli e balere al primo posto nella mia vita!
      Per tutto il resto c’è sticazzi!

      Mother voglio associare alla petizione “Più Balere per Tutti”, quella, pertinente, relativa al moschio: “Abbatti il Moschio!”.
      Lo sai perché Elisabetta I non s’è mai sposata? Eh? Lo sai? Perché ha incontrato solo moschi! Ne sono certa, me lo sento dentro.

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