United States

A Sud degli Angeli

La costa tra il Big Sur e Los Angeles ha cambiato insenature e l’aria s’è scaldata di un soffio ogni miglio.

La pelle si schiude le palpebre al risveglio degli odori, il profumo dei deserti che si insinua sottile tra il salmastro. S’insinua con il ricordo di vita, un serpente a sonagli che vibra sonoro nell’anima.

A ridosso degli Angeli da nord e il tramonto che ci insegue con il fiato sul collo.

L’auto si lascia andare le miglia come sassolini dalle tasche. Sarà la memoria a raccoglierli un giorno, uno a uno.

Dobbiamo fermarci, dovremmo fermarci. Ancora a L.A., di nuovo.

Lei indossa un cappello texano bianco, ha gli omini di Keith Haring tatuati attorno al braccio e guida.

Io indosso un cappello texano nero e ho i piedi nudi poggiati sul cruscotto.

– Davvero dobbiamo fermarci a Los Angeles? –

– Sei tu che guidi -.

Si volta un attimo a guardarmi.

– E se tiro dritto? Dove andiamo? –

– Tira dritto. Andiamo a Sud. –

Si tocca appena la tesa del cappello e l’abbassa un po’ sugli occhi. Sorride guardando la strada.

– Andiamo a Sud -. Prende una sigaretta con una mano, la porta alla bocca e l’accende guardandomi con la coda dell’occhio.

Anch’io prendo una sigaretta e mi raddrizzo un po’ sul sedile. Sguardo fisso sul cielo più grande del mondo.

Arriviamo nel deserto mentre il sole sta incendiando il mondo, squarciandolo di strappi, afferrandolo per la gola con un bacio.

E’ notte e Palm Springs è un’oasi illuminata nel nulla. Pale eoliche giganti lasciano il proprio bianco a spezzare lento lo spazio.

L’aria ribolle tra i cactus e le palme.

– Adesso siamo arrivate –