te l’hanno mai detto che sei un poraccio?

Fammi una pompa

O tu, improvvido stalker alle prime armi che fotografi portoni e non riesci a ingurgitare i miei no fatti di silenzi solidi come una grande muraglia di sticazzi, tu che non demordi e con i tuoi 49853958798 numeri di telefono le provi tutte, dall’ironia alla sfida all’insulto. Tu, vieni qui e fammi una bella pompa.

E tu, che nello spiraglio di luce che t’ho soffiato lungo una linea immobile di migliaia di giorni mi recapiti una dozzina di rose bianche, sapendo che… Sapendo che è sotto a sta cappella che hai da passare per ottenere ciò che desideri: tornare alla vita, alla luce, alla gioia, al riso. Pure tu, dismettiti le immediate speranze, che hai da sollazzarmi per altrettante migliaia di giorni prima di riavere un assaggio di vita. Pure tu, sì, sì, vieni qui e fammela una bella pompa.

E vogliamo parlare di te? Che fai finta di fare finta di fare finta? Ma, tesoro bello, mi hai già raccontato abbastanza di te, seppure con tutte le omissioni del caso, perché io non sappia in quanta merda tu stia sguazzando. Dai, dai, su, abbassa il capo e succhiamelo per bene.

Presentatevi pure a me splendidi splendenti o striscianti di leccaculismo, venite a me, con l’amnesia delle circostanze. Vestitevi pure a festa. Ai miei occhi siete nudi allo stesso modo: vi conosco là dove non batte il sole della vostra coscienza, vi ho mappato i nei che nascondete sotto lo zerbino dell’apparenza.

Ecco, mi metto comoda sul mio trono, sul mio solido scranno, a godermi lo spettacolo del vostro impegno.

Mi raccomando, che il lavoro sia accurato e appassionato.

E non abbiate alcuna fretta, per talune cose io non ne ho, non ne ho mai avuta. So attendere anni e anni e anni…

Prima di venirvi in faccia la verità.