sogni

Mi domandavo giustappunto di cosa avessi voglia.

E’ una domanda che ogni tanto è necessario porsi, perché ciò che non va, che non piace, che si rifiuta è sempre abbastanza evidente.

Oddio, non è nemmeno troppo vero: conosco tante persone che non hanno le idee chiare su ciò che non vorrebbero, ostinandosi a permanere nella medesima situazione perché, tutto sommato, è più comodo stare e lagnarsi.

Però, in alcuni momenti, ciò che si desidera tende a essere sfuggente.

Così mi son posta la domanda che, da quando esisto, ogni tanto mi lascio riecheggiare nelle orecchie della mente.

La prima risposta che mi son data è: un viaggetto a Trieste. Che ogni tanto mi fa bene. Ma al momento non mi è semplicissimo partire, essendo da poco tornata da un viaggio.

Così, mi son detta, se tanto devo pensare a qualcosa che vorrei e che comunque al momento non posso avere, tanto vale pensare più in grande: viaggetto in America tra California, Arizona, New Mexico e Nevada. Tanto non mi si smuove più da quegli Stati.

Ma perché solo il consueto viaggio?

E allora andare a vivere in America.

E cosa fare in America?

Già che c’ero avrei potuto darmi qualsiasi risposta, assolutamente inverosimile: l’attrice, la regista, la proprietaria di emittenti televisive, la presidente of United States… chemmefrega? Potevo pensare qualsiasi cosa.

E invece no.

Voglio gestire un motel. Ecco. Questo è esattamente ciò che voglio. Un motel, al confine tra California e Arizona.

Mi sembra un’adeguata via di mezzo tra il pulire i cessi in un bar in qualche ghetto di Los Angeles e Bill Gates. Non mi si può dire di aver esagerato. Proprio no.

Il problema è che, quando scelgo di lasciarmi libera nella risposta, avulsa dall’immediato e da qualsiasi concretezza, una volta afferrato l’oggetto del volere, del resto, di tutto il resto, automaticamente non me ne frega più un cazzo.

Tutto il resto non conta niente.

bates-motel-psycho--large-msg-131957509886