scrittura

Blog(s), blogger(s) e persone

Così come non rovisterei tra banchi di mercati e mercatini, affollati di gente, soffocanti per le ansiose claustrofobiche intolleranti, allo stesso modo mi sono ingegnata nell’affidarmi a un metodo di ricerca personale tra i blog(s), congeniale al mio cervello che riordina e inscatola.

Procedo subito per esclusione.

Eliminando a piè pari e definitivamente tutti i blog(s) che riguardano: calcio e sport vari, fashion e cosmetica, ricette e cuciname, news. La stessa fine è destinata ai blog(s) religiosi (ce ne sono una marea), a quelli riguardanti amministrazioni/associazioni/roba varia locali, a quelli delle scuole, a quelli di corsi di ogni tipo e a tutti quelli pubblicitari (altra categoria immensa).

Senza eliminare definitivamente, salto subito, senza leggere, tutti gli articolisti e opinionisti che discettano di politica e sociale; i blog(s) scientifici e tutti quelli di recensioni di qualsiasi cosa. Non li elimino perché non si sa mai, anche se lo so, in fondo lo so, che non avrò mai desiderio di leggerli.

Dopo l’eliminazione, mi occupo della scelta all’interno della rimanenza.

La “roba d’arte” sta lì che magari butto un occhio nel caso vedessi qualcosa che mi piace, così come tutto ciò che contiene immagini.

In realtà l’attenzione è concentrata sul personale e sul creativo.

Procedo con la lettura delle prime righe di un post così come compaiono nel reader.

Se un post comincia con “Ciao a tutti!” o “Oggi ho mangiato pasta e melanzane”, non lo apro.

Se comincia con sgrammaticature, faccette, entusiasmi per videogiochi, fa la stessa fine di quello sopra.

Apro un post, talvolta, per il titolo seducente, soprattutto se accompagnato da prime righe azzeccate e da un nome del blog non palloso. I nomi di blog a rischio pallosità sono, ad esempio, “stelline e coriandoli”; “scorzetta d’arancia”; “amorequalsiasicosa”; ecc.

Se il post che apro e leggo mi piace, controllo che altri post(s) del medesimo blog siano simiglianti e che quello che ho testé letto non sia un caso eccezionale in un mare di “ciaooooo!”, “puccilallallero” et affini.

Nell’ipotesi di coerenza, seguo il blog.

Gli sporchi brutti e cattivi hanno più chance di essere seguiti rispetto ai lagnosi melanconici monotematici.

E poi ci sono le mie vere grandi passioni: i non cagati/non caganti.

Blog(s) con tutte le caratteristiche adeguate per il mio piacere, mai cagati da altri e, tendenzialmente, non caganti verso gli altri. Persone che scrivono per la propria esigenza di scrivere, per il proprio piacere, per la propria necessità, che se ne fottono di fare opera di proselitismo. Anzi, magari je rode pure il culo se vai troppo a cagargli il cazzo. Perché hanno bisogno di una sensazione di solitudine e privacy, seppure all’interno di una piattaforma e non sulla propria paginetta di word (o open office o il cazzo che vuoi).

In presenza di non cagati/non caganti, mi annetto, accozzandomi con il follow. Magari lascio un paio di like(s), tanto per dire: – Guarda mi piace quello che scrivi, però siccome non so se ti fa piacere che ti intasi il blog con i miei commenti, ti lascio qualche like e magari 1 commento. Se ti fa piacere, sai come rispondermi e trovarmi, sennò vai tranqui, che non ti cago il cazzo e continuo a leggere silente -.

Perché, per quanto a molti, affannati nella ricerca di folloUer(s) e consensi, possa apparire assurdo, ci sono tante persone che vogliono starsene per i cazzi propri. Sì, anche su una piattaforma per blog(s), sì, anche senza chiudersi in blog privato e sì, anche senza chiudere i commenti.

Tra i blog(s), invece, di persone che aderiscono alla scelta dello scambio comunicativo, è più facile che mi capiti di seguire quelli in cui mi imbatto casualmente leggendone altri. Ciò che influisce sulla mia determinazione, spesso, è il commento. Se leggo su altri blog(s) commenti interessanti, divertenti, articolati o pertinenti, mi incuriosisco nei riguardi della persona e, di conseguenza, getto un occhio al suo blog, che poi, spesso, decido di seguire.

Non faccio di tutta l’erba un fascio, è tutto diviso in categorie: la lettura; la scrittura; lo scambio tramite commenti. Ogni “settore” corrisponde a un diverso piacere, così come ogni persona ha una maggiore predisposizione per l’una o l’altra “attività”.

E’ una questione di scelte, di preferenze, di gusti personali. E’ una questione di obiettivi e finalità, dell’aver chiaro in testa cosa si cerca e desidera all’interno di una piattaforma per blog(s).

O forse dipende dalla circostanza che ho sempre preferito le lettere ai numeri.

Il Post della Qualunque

La vita è bella, è una cosa bellissima…

… però è anche brutta, ma per fortuna c’è l’amore, perché l’amore è vita e ti riempie e dà senza chiedere ed è la cosa più importante del mondo… come l’amicizia, anzi, l’amicizia è la cosa più importante del mondo, perché anche se l’amore va male, l’amico c’è….

… però anche il sesso è una cosa bellissima, soprattutto se c’è l’amore, che è la cosa più importante del mondo, dopo l’amicizia…

… ma in fondo sticazzi! Anche senza amore, il sesso è il sesso e io oggi mi sento molto figo, sì, cazzo, sono proprio figo e vaffanculo a tutti! Perché io sono io e anche se voglio bene a tutti, io sono comunque io! E se mi fai del male io allora rivendico il diritto di dirti “Stronzo mi hai fatto male”, è un diritto di tutti poter dire: “Stronzo!”…

… anche se però il perdono è una cosa bellissima, la cosa più importante del mondo, dopo l’amore e dopo l’amicizia. Perché se l’amico ti tradisce, se tu gli vuoi bene, allora lo perdoni, perché quando lei se n’è andata, lui c’era e non fa niente se è andata via con lui prima, perché siamo cresciuti insieme e cazzo! Siamo fratelli! Siamo fratelli! E io sono tanto fragile… fragile fragile fragile e piango piango piango perché chi l’ha detto che un uomo non piange? Eh? Chi l’ha detto? E allora io piango piango, però poi vaffanculo! E tiro calci al mondo sciupppandomi tutta la frangetta perché sono forte, cazzo, sono forte. Ecco! E non perdono! No vaffanculo non ti perdono perché sei brutto e cattivo e mi fai sciupppare la frangetta!

Sì, ecco. E in fondo… in fondo siamo tutti un po’ forti… ma anche un po’ fragili. E anche un po’ belli… ma anche un po’ brutti. E tutti tradiamo… però poi basta chiedere scusa – aò scusa fratè – e tutto va bene… e in fondo l’amore è in tutti… ma anche no.

E tu, tu che sei tornata, dopo essere andata via dalla spiaggia e io, io che con il sapore di sale sulle labbra ho pensato che tu te ne andavi, ma poi saresti tornata, con il sole al tramonto e i gabbiani e una canzone che fa venire i brividi e la pelle d’oca e io ti ho baciata mentre te ne andavi e poi ritornavi….

Ecco. Io.

Era una notte buia e tempestosa…

La fanciulla, correndo vertiginosamente lungo il sentiero, ansimava affannosamente. Fronde nodose a graffiarle le braccia candide e le mani delicate. Delicate, eppure ostinatamente strette a sollevare l’ampia gonna e concedere lo svelamento di quelle caviglie sottili, sempre ascose (o ascoste), allo sguardo straniero. Vistosamente si ergeva la morbidezza del petto niveo, serrato tra raso e broccato, mentre le labbra di melograno, schiuse a respirarsi l’orrore, disegnavano dolci la linea ancora fanciullesca del viso eburneo, seppure vagamente colorito dal rossore di una fuga senza misericordia. Gli occhi, verdi dei prati d’Irlan…

Uhm… verdi dei prati di Irlanda?

Fa un po’ Visitors. Non so. Non mi convince.

Il cielo d’Irlanda, che ti annega di verde e ti copre di blu? L’hanno già preso. Il blu dell’oceano? Va a sapere perché, mi suona di Baywatch, bagnini abbronzati e pompati e zoccoli di legno tacco 73. Azzurro mi ricorda la canzone. Celeste fiordaliso? Nontiscordardime? Moscio, palloso. No. Pervinca? Carta da zucchero? Avion?

Cambiare colore?

Occhi color cioccolata? O cioccolato. Stra-abusato e mi sta proprio sul cazzo. Lo senti come suona finto malizioso? Tipo bambina deficiente che vuole fare la sensuale ma dolciona, pucci pucci? Tutte ste “c”, che addolciscono, ciocci cioccio ciuccio… Bleah.

MaRoni, sò occhi maRoni. Cioccolata, castagna, nocciola… li puoi usare tutti, ma sò maRoni. Marmellate d’occhi.

Ma allora è meglio mia madre.

Che da bambina mi diceva: – Hai gli occhi come due chicchi di caffè –

Lo senti come suona diverso? Una con gli occhi color caffè di sicuro la prende a sberle una con gli occhi color cioccolata. O cioccolato. Tiè, beviti sto caffè, forte, amaro…

Chissà come sarei diventata se mia madre m’avesse detto: – Hai gli occhi color cioccolata -. Magari avrei indossato fiocchi tra i capelli, gonnelline a fiori, ballerine lucide. Invece con gli occhi di caffè ha condizionato tutta la mia vita. Senza saperlo.

E pensa se m’avesse detto, come io dico alla Cagnola, – Sei color cacchetta, amore mio -. Come sarei stata?

Vabbè.

Finiamo sti occhi.

Gli occhi, neri come gli abissi più reconditi, si stagliavano febbrili e oscuri…

E, se qualcuno me lo domandasse, risponderei che io non scrivo.

Mi arrampico tra le parole.

Le scalo come vette aguzze e inaccessibili, se non per attimi di illusione comunicativa.

Preferisco sbriciolarmi le dita come farina da impastare lungo la via del non detto.

Preferisco consumarmi le nocche contro i muri grezzi dei silenzi e delle esclamazioni afone.

Non amo chi mi segue camminandomi sui talloni.