lettere

N°10

Le lettere scritte e custodite nel fondo dei cassetti devono poter volare libere e disperdersi nell’etere. 

Assieme ai destinatari.

 

Mio adorato,

non troveresti splendido poter dire senza restrizioni tutto ciò che si pensa, così come lo si pensa?

Senza intenti d’aggressione, come mera esigenza comunicativa, esplicativa del sé. Una disarmante, denudante, disamina di contenuti.

Forse no. Forse non sarebbe davvero splendido. Forse sarebbe comunque l’ennesima riproposizione di un ego straripante e trofico. O forse la disperata (e anche un po’ stolida) soddisfazione momentanea di esigenze ancora egotiste.

No. Credo di non trovare sufficienti argomentazioni a sostegno di una tesi di depurazione (o epurazione) di qualsivoglia barriera.

Certo vi sarebbe l’indubbio vantaggio di una accelerazione della conoscenza. Il restringimento o abbattimento dei tempi morti.

Ma anche la perdita del disvelamento per gradi, ricolmo di quei sussulti e scoramenti, attese e frustrazioni, tanto cari agli innamorati.

Come a dire che quella poesia, così cercata dagli umani, altro non è che un temporeggiare dinanzi alla morte.

Eppure, non lo nascondo, troverei davvero affascinante l’ipotesi di dire. O di dirti.

Anche per un solo, singolo, sussulto.

七月二十五日

Blog(s), blogger(s) e persone

Così come non rovisterei tra banchi di mercati e mercatini, affollati di gente, soffocanti per le ansiose claustrofobiche intolleranti, allo stesso modo mi sono ingegnata nell’affidarmi a un metodo di ricerca personale tra i blog(s), congeniale al mio cervello che riordina e inscatola.

Procedo subito per esclusione.

Eliminando a piè pari e definitivamente tutti i blog(s) che riguardano: calcio e sport vari, fashion e cosmetica, ricette e cuciname, news. La stessa fine è destinata ai blog(s) religiosi (ce ne sono una marea), a quelli riguardanti amministrazioni/associazioni/roba varia locali, a quelli delle scuole, a quelli di corsi di ogni tipo e a tutti quelli pubblicitari (altra categoria immensa).

Senza eliminare definitivamente, salto subito, senza leggere, tutti gli articolisti e opinionisti che discettano di politica e sociale; i blog(s) scientifici e tutti quelli di recensioni di qualsiasi cosa. Non li elimino perché non si sa mai, anche se lo so, in fondo lo so, che non avrò mai desiderio di leggerli.

Dopo l’eliminazione, mi occupo della scelta all’interno della rimanenza.

La “roba d’arte” sta lì che magari butto un occhio nel caso vedessi qualcosa che mi piace, così come tutto ciò che contiene immagini.

In realtà l’attenzione è concentrata sul personale e sul creativo.

Procedo con la lettura delle prime righe di un post così come compaiono nel reader.

Se un post comincia con “Ciao a tutti!” o “Oggi ho mangiato pasta e melanzane”, non lo apro.

Se comincia con sgrammaticature, faccette, entusiasmi per videogiochi, fa la stessa fine di quello sopra.

Apro un post, talvolta, per il titolo seducente, soprattutto se accompagnato da prime righe azzeccate e da un nome del blog non palloso. I nomi di blog a rischio pallosità sono, ad esempio, “stelline e coriandoli”; “scorzetta d’arancia”; “amorequalsiasicosa”; ecc.

Se il post che apro e leggo mi piace, controllo che altri post(s) del medesimo blog siano simiglianti e che quello che ho testé letto non sia un caso eccezionale in un mare di “ciaooooo!”, “puccilallallero” et affini.

Nell’ipotesi di coerenza, seguo il blog.

Gli sporchi brutti e cattivi hanno più chance di essere seguiti rispetto ai lagnosi melanconici monotematici.

E poi ci sono le mie vere grandi passioni: i non cagati/non caganti.

Blog(s) con tutte le caratteristiche adeguate per il mio piacere, mai cagati da altri e, tendenzialmente, non caganti verso gli altri. Persone che scrivono per la propria esigenza di scrivere, per il proprio piacere, per la propria necessità, che se ne fottono di fare opera di proselitismo. Anzi, magari je rode pure il culo se vai troppo a cagargli il cazzo. Perché hanno bisogno di una sensazione di solitudine e privacy, seppure all’interno di una piattaforma e non sulla propria paginetta di word (o open office o il cazzo che vuoi).

In presenza di non cagati/non caganti, mi annetto, accozzandomi con il follow. Magari lascio un paio di like(s), tanto per dire: – Guarda mi piace quello che scrivi, però siccome non so se ti fa piacere che ti intasi il blog con i miei commenti, ti lascio qualche like e magari 1 commento. Se ti fa piacere, sai come rispondermi e trovarmi, sennò vai tranqui, che non ti cago il cazzo e continuo a leggere silente -.

Perché, per quanto a molti, affannati nella ricerca di folloUer(s) e consensi, possa apparire assurdo, ci sono tante persone che vogliono starsene per i cazzi propri. Sì, anche su una piattaforma per blog(s), sì, anche senza chiudersi in blog privato e sì, anche senza chiudere i commenti.

Tra i blog(s), invece, di persone che aderiscono alla scelta dello scambio comunicativo, è più facile che mi capiti di seguire quelli in cui mi imbatto casualmente leggendone altri. Ciò che influisce sulla mia determinazione, spesso, è il commento. Se leggo su altri blog(s) commenti interessanti, divertenti, articolati o pertinenti, mi incuriosisco nei riguardi della persona e, di conseguenza, getto un occhio al suo blog, che poi, spesso, decido di seguire.

Non faccio di tutta l’erba un fascio, è tutto diviso in categorie: la lettura; la scrittura; lo scambio tramite commenti. Ogni “settore” corrisponde a un diverso piacere, così come ogni persona ha una maggiore predisposizione per l’una o l’altra “attività”.

E’ una questione di scelte, di preferenze, di gusti personali. E’ una questione di obiettivi e finalità, dell’aver chiaro in testa cosa si cerca e desidera all’interno di una piattaforma per blog(s).

O forse dipende dalla circostanza che ho sempre preferito le lettere ai numeri.