lavoro

La maGGia del cinema

L’assistente alla regia.

Va dalla cagna protagonista che, risultando assolutamente fuori luogo, indossa un volto perennemente drammatico perché “si sta concentrando”, anche se deve dire due battute in croce, ma è tanto amica del regista. E la rassicura, le dice che è bravissima, diomio che talento e che bellezza! E nel contempo, va dalle vere brave attrici, che, siccome non sono amiche del regista (che è frocio, quindi no, nemmeno si tromba la protagonista), hanno una particina marginale marginale come l’angolo del battiscopa dietro un armadio e dice loro, con un sorriso entusiasta, che però sicuramente avranno un primo piano tra le inquadrature. Vergognandosi come una che ruba al barbone sotto casa du spicci dalla scatola di cartone.

Va dal regista che si muove come la Fracci tra le attrezzature e, guardando in macchina dopo che tutti hanno preparato tutto, dice: “Ok!”. E gli chiede che cazzo bisogna fare, qual è la prossima inquadratura, qual è il campo, cercando un piano di lavorazione della giornata che, tanto, verrà immancabilmente modificato dal regista a seconda dell’estro (o del mestruo), per poi riferire a tutti i macchinisti, operatori, elettricisti, attori, cazzi e mazzi, inventando e creando sul momento una qualsiasi cosa. Sperando di azzeccare il mestruo artistico direttoriale.

Va dai macchinisti, operatori, elettricisti, attori, cazzi e mazzi, urlando cose qualsiasi, anche solo di spostarsi da qui a là, al fine di far sembrare il set un luogo in cui tutti lavorano e non stanno a grattarsi le palle.

Va dal direttore della fotografia, che è sempre bono, e con la voce flautata chiede quanto tempo ci vuole perché tutto sia pronto per comunicare agli altri quando prepararsi in posizione. Il direttore della fotografia, fico come una notte d’estate in braccio alle stelle sul culo della luna, risponderà immancabilmente: “15 minuti”. E non dirà mai più una parola.

Trova uno schiavo qualsiasi che vada a procacciare il cibo per tutta la troupe, raggranellando soldi elargiti dalla produzione q.b. per foraggiare una formica in tempi di carestia.

Trova uno schiavo qualsiasi che corra a comprare una gelatina “magenta 102” con lo scooter dall’altra parte della città, perché il direttore della fotografia, bello come una spiaggia di un atollo oceanico deserta ma con tutti i comfort del caso, ritiene che il “magenta 101” non corrisponda esattamente alla propria idea.

Trova uno schiavo che per due ore regga il lupo in posizione obliqua a mezz’aria perché non c’è un adeguato reggilupodelcazzo che lo tenga esattamente in quel punto con quella inclinazione, mentre il direttore della fotografia, bello come un cedro del Libano in controluce in un tramonto desertico, muove di un millimetro alla volta la bandiera, perché c’è un pelino d’ombra che non corrisponde precisamente al pelino d’ombra che aveva in mente.

Dopo, trova un altro schiavo che regga il lupo per altre due ore, in sostituzione del precedente, ormai defunto o quantomeno con una paresi irreversibile nella metà superiore del corpo.

Alla bisogna prepara i caffè per tutto l’universo, anzi, se tu che leggi vuoi un caffè, passa pure, tanto ne sto facendo giusto 1387, che vuoi che sia farne 1388?

Ma deve anche reperire del te verde per la segretaria d’edizione sciroccata, che è vegana, anche se dice che se c’è qualcosa di alcolico va bene lo stesso e intanto racconta che per un mese s’è accompagnata sessualmente a una e che poi l’ha mollata perché questa mangiava solo frutta eccessivamente matura. E quindi ora tromba con il ciakkista. Ma trombano solo eh! Mica stanno insieme. Del resto fra un mese deve andare a Tallinn perché ha conosciuto un estone per girare un documentario e spera di fare in tempo prima di andare a Oslo. A quel punto le molla due sberle e qualche insulto.

Poi va dal ciakkista e gli urla che se anche si tromba quella demente della segretaria d’edizione, ha comunque un cervello adeguato per capire che, quando si grida: “Ai posti!”, lui deve stare davanti alla macchina. Non di lato. Non accanto. Non dietro. Davanti. Non è difficile, cazzo, dai!

Poi va dalla tecnicA del suono che vive con il boom attaccato addosso, anzi, al posto del braccio ormai ha direttamente un boom, e, dopo essersi assicurata che indossi le cuffie e il tascam sia acceso, le urla qualcosa nel microfonone facendola saltare. Scappando poi via, sogghignando come Cattivik.

Poi va dal gruppo attori e gente varia con le palle sfrante, ammucchiata tutta in un angolo, ormai consunta e fusa tutta assieme in un grande cero spento, e attacca il pippotto motivazionale entusiastico, sostenendo che è grazie al loro lavoro che questo progetto potrà funzionare, che il loro lavoro è essenziale, che il successo di questo progetto avrà inevitabilmente delle straordinarie ripercussioni su ciascuno di loro. Ottenendo ogni volta che l’enorme cero di sfranti si accenda. Seppure sempre più flebile rispetto alla volta precedente.

Ha fatto un corso speciale di 3 mesi presso la Guardia di Finanza per ottenere l’olfatto di un cane antidroga e scovare negli angoli più remoti del set gente varia intenta in azioni illecite potenzialmente dannose per la lavorazione. Poi a mani nude frantuma la boccetta di vetro della segretaria d’edizione sciroccata, contenente un qualsiasi alcolico che ella sostiene essere “gocce omeopatiche”.

Torna dal ciakkista che, dopo 175 ciak ha finalmente capito che deve stare davanti la macchina, ma non ha ancora capito che poi, quando quello che sta dietro la macchina e che si chiama regista urla: “Azione!”, se ne deve andare via di corsa dal campo e non rimanere lì nei pressi lasciando nell’inquadratura un piede, un gomito o l’angolo del ciak. E gli suggerisce, altresì, che forse, smettendo di frequentare quella sciroccata della segretaria d’edizione, nel breve tempo di altri 200 ciak, sarà in grado di non mandare a puttane un ciak a causa del ciak.

E, a un certo punto, dovrà andare a cercare il regista, perché quando saranno tutti pronti per una delle 308564 inquadrature inutili, si udrà un: “Dov’è il regista?”. E lo troverà seminascosto in penombra in un angolo di uno dei balconi, intento a fumare una sigaretta e a fissare il vuoto e gli domanderà: “Reggì, che minchia fai qui?” e quando egli risponderà: “Sto pensando…” continuando a fissare il vuoto, stringerà i denti e, invece di urlare insulti di varia natura, con aria adorante di disprezzo, si limiterà a un: “Stiamo tutti aspettando te”.

L’amore è un dardo. E ti si conficca sempre lì. Sì, proprio lì.

Sul divano.

– Per me è impossibile accettare la situazione attuale! Le condizioni di lavoro peggiorano di mese in mese, di giorno in giorno. Sono tutti lì, rincoglioniti ad accettare con il sorriso ebete ogni cosa gli propinano! Non posso accettarlo! Devo fare quaccosa! –

– QuaLcosa, tesoro. Pronunciala quella elle -.

– Sì, quaLLLcosa. Tu capisci che questi vivono giocando alla playstation o imbambolati davanti agli smartphone e intanto se lo fanno mettere al culo senza rendersene conto? Lavoriamo come muli, con turni massacranti e in modo ripetitivo, meccanico, come automi. E’ ingiusto! Io voglio fare quaccosa! –

– QuaLcosa. E dimmi: cosa pensi di poter fare tu da solo, oltre a ripetere incessantemente che vuoi fare qualcosa mentre sto tentando di fare la lista delle cose che devo fare entro domani? –

– Non lo so! Per questo te lo chiedo. Secondo te cosa dovrei fare per fare quaccosa? –

– Difficile a dirsi, sai… Se magari aspetti un attimo che finisco di scrivermi tutte le cose che devo fare, ne parl … –

– Io ci parlo con i miei colleghi! Gliele spiego le cose. Che è ingiusto lavorare così -.

– E loro che ti dicono? –

– Mi danno ragione, ma poi non fanno un cazzo. E io invece penso si debba fare quaccosa

– QuaLcosa. Ok, ti danno ragione così la smetti di sfracassargli le palle, che tanto non gliene fotte una mazza di quello che dici, ormai è assodato che sono inebetiti. Però non è che queste sono domande che puoi farmi e alle quali posso risponderti così, su due…-

– E vabbè! Ma così non si va da nessuna parte! –

– Senti… Davvero davvero vuoi fare quaccosa? –

– Sì! –

Quaccosa di davvero importante, immediato? Un gesto forte? –

– Sì! –

– Perfetto! Allora aiutami a piegare le lenzuola che devo stenderle. Così almeno anche io oggi riesco a fare quaccosa, dio ca*beeeeeep!* 

Star dei social media

Leggo questo articolo per caso: http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/14_settembre_15/jenn-mcallister-jennxpenn-star-youtube-eeaac4d0-3ce0-11e4-95e1-a222c06f54b6.shtml

Mi colpisce in particolare la precisazione sui contenuti.

“Di cosa trattano? Niente di impegnativo. Pare piaccia. «Prendere in giro i ragazzi su Tinder»; «Le cose che fanno i ragazzi che le ragazze odiano»; «Tipi di persone che mi danno fastidio»; «Insicurezze». Sono alcuni dei titoli delle clip postate su YouTube da «jennxpenn»”.

Praticamente gli stessi contenuti di diversi blogger ben più grandicelli d’età, che, tuttavia, ne hanno cavato al massimo qualche like in più.

Stessa noia, diverso fatturato.