immobilismo

Supercazzola

La capacità di innovazione del sé nulla ha a che vedere con certe (trite e ritrite) pretese di coerenza. Là dove la portata metamorfica di un io è un autentico aspetto della personalità, non v’è da discutere di coerenza. Non foss’altro per quella naturale concatenazione di cause ed effetti che, in teoria, consentono l’altrettanto naturale cambiamento.

Le pallosità “coerenti” trovano solitamente fondamento in tutti coloro i quali, per motivi “innocentemente” egoistici, se non per vero e proprio dolo, necessitano di dummies perennemente immobili cui pesantemente riversare addosso le proprie paure, noie, responsabilità e altro.

Peraltro l’uso stesso (abuso, più spesso) del termine coerenza è sovente improprio ed errato, volto a legittimare, invece, proprio quella infondata pretesa di immobilismo di una persona.

La coerenza, quella in senso proprio, insensatamente chiamata in causa come valore positivo, unilateralmente considerata nella sua accezione di valore assoluto, non collegato all’elemento determinante e, stante la sua efficacia di elemento determinato, da questo non indipendente, non sempre è da considerarsi un reale motivo di elogio o vanto.

Uno stronzo coerente non è propriamente il massimo. Forse non è noioso quanto un coglione coerente, ma comunque non lo metterei nella lista dei desideri da scrivere nella letterina a Babbo Natale.

E quanto, invece, sia interessante una personalità metamorfica e in perenne evoluzione è facilmente immaginabile.

Sì, sono di parte.

Sì, sentenzio.

Sì, sticazzi.

Pittoresco

Tutte queste persone che vivono come certi vecchietti di certi paesi, seduti su una seggiola fuori della porta di casa, tutto il giorno, a guardare quelli che passano, che poi sono gli stessi di qualche ora prima e delle ore future. Che poi sono gli stessi che un giorno staranno seduti sulle loro seggiole fuori della porta della loro casa. Che poi sono gli stessi. Gli stessi.

Sempre uguali, sempre uguali. Immobili, lì, su quella seggiola.

Che magari sono anche pittoreschi e carini da vedere, quando ti ritrovi per caso a passare in un paese. E quando passi, in quel momento, sei tu, sei tu quello che guardano passare e che non è lo stesso di qualche ora prima e non sarai lo stesso delle ore future. E allora diventi quello nuovo da guardare, lì, da quella seggiola sempre nello stesso angolo di spazio.

E sono pittoreschi e magari chiedi anche di scattare qualche foto. Possibilmente in bianco e nero, che fa molto foto d’epoca o testimonianza e soprattutto fa molto pittoresco.

Carini sì. Ma solo se ti ritrovi per caso a passare in un paese. Perché ti ci voglio, invece, a rimanere a guardarli, così come loro guardano gli altri passare. Restare giorni e giorni e guardarli seduti su quella seggiola, sempre nello stesso angolo di spazio.

Ecco. A osservare certe persone, quando ti ritrovi a passare per caso, si ha lo stesso effetto. Toh! Guarda! Sono ancora lì. Identici, immobili, sempre uguali.

Sempre a dire le stesse cose, a fare le stesse cose, con le stesse facce, con gli stessi vestiti, con le stesse espressioni, con le stesse idee, con le stesse parole.

Pittoreschi. Molto pittoreschi…

E allora facciamo così.

Facciamo che vi scatto una bella foto. Magari in bianco e nero. Come testimonianza, come foto d’epoca. Ma poi andatevene pure affanculo.

Che io preferisco essere quella che passa e non è la stessa di qualche ora prima e non sarà la stessa delle ore future.