dolo

Proseguendo una conversazione interrotta dall’incombente

E’ il problema di chiunque si costruisca un personaggio rappresentativo di un’unica porzione di sé.

Con la convinzione che esso costituisca la propria parte fondante, la reale unicità di un essere che unico e monolitico non può (essere).

Per sopperire a frustrazioni, colmare mancanze, ingigantire piccolezze e nascondersi i giganti.

Perché la bellezza del personaggio è nella sua costruzione realistica e reale, ma marginale rispetto al prisma complesso dell’essere.

E’ nella coscienza e volontà del personaggio, nel dolo del medesimo.

Così è possibile l’alternanza delle maschere. Autentiche, ma variabili come il mascara nero, blu o viola. Come una cravatta diversa per ogni giorno. Come il cielo: mutevole nei tempi e nei luoghi, eppure unico.

Così è possibile l’uso del personaggio per il proprio piacere. E per quello altrui. E’ possibile estrapolarlo da qualsiasi dimensione per incastonarlo in altre.

E, dicevo, il problema di chiunque si costruisca un personaggio rappresentativo di un’unica porzione di sé è proprio quello di rimanervi incastrato, staticamente infisso. Di non essere in grado di uscirne e, anzi, di fomentarne quotidianamente l’ampiezza, ingrandendosi la convinzione d’essere esattamente, propriamente ed esclusivamente ciò che si vorrebbe o si assume essere.

Legittimato dagli applausi di spettatori interessati esclusivamente allo spettacolino della settimana, prima di spostarsi altrove. Di spettacolo in spettacolo. Senza, realmente, comprendere le capacità interpretative. Troppo occupati, a loro volta, nella propria personale interpretazione di un unico personaggio.

Così i giganti nascosti mutano le proprie forme in fantasmi e ombre e mostri, da individuarsi in un esterno inesistente.

Inesistente tanto quanto l’interiorità ormai tristemente soppressa dall’ossessiva costruzione e vivificazione dell’unico (e alla fine anche un po’ noioso) personaggio.

Ecco. Ora me ne vo a far cose e addentarmi un pezzetto di quotidiano.

Scegliendomi l’abito più adeguato all’interno di un guardaroba di proporzioni imbarazzanti.