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Supercazzola

La capacità di innovazione del sé nulla ha a che vedere con certe (trite e ritrite) pretese di coerenza. Là dove la portata metamorfica di un io è un autentico aspetto della personalità, non v’è da discutere di coerenza. Non foss’altro per quella naturale concatenazione di cause ed effetti che, in teoria, consentono l’altrettanto naturale cambiamento.

Le pallosità “coerenti” trovano solitamente fondamento in tutti coloro i quali, per motivi “innocentemente” egoistici, se non per vero e proprio dolo, necessitano di dummies perennemente immobili cui pesantemente riversare addosso le proprie paure, noie, responsabilità e altro.

Peraltro l’uso stesso (abuso, più spesso) del termine coerenza è sovente improprio ed errato, volto a legittimare, invece, proprio quella infondata pretesa di immobilismo di una persona.

La coerenza, quella in senso proprio, insensatamente chiamata in causa come valore positivo, unilateralmente considerata nella sua accezione di valore assoluto, non collegato all’elemento determinante e, stante la sua efficacia di elemento determinato, da questo non indipendente, non sempre è da considerarsi un reale motivo di elogio o vanto.

Uno stronzo coerente non è propriamente il massimo. Forse non è noioso quanto un coglione coerente, ma comunque non lo metterei nella lista dei desideri da scrivere nella letterina a Babbo Natale.

E quanto, invece, sia interessante una personalità metamorfica e in perenne evoluzione è facilmente immaginabile.

Sì, sono di parte.

Sì, sentenzio.

Sì, sticazzi.