The Garage

Sta pioggetta…

E’ gnettagnetta, ggetta… troppo etta. Mi scassetta un po’ la minchietta.

Potrei scrivere una bella poesiola della pioggetta sul poggiuolo con i giaggiuoli. Per partorirmi il sonno.

Lo sapete che a Genova il balcone si chiama “poggiolo”?

– Da dove mi chiami? Sento il canto degli uccelli… –

– Dal poggiolo –

– Cheeeeeeeeeeeeeee?-

Fine poesia-romanticismo-attimo pseudoumano.

E se prendessi la macchina e andassi a fare un giro?

Che mi sento tanto sciura con la mia macchinetta nera nel garage 24/7. A me piace tutto ciò che è 24/7. Come me del resto.

Che ormai conosco tutti. TUTTI. In pochi giorni ho conosciuto tutti. Mi mancano solo i nomi da associare nel modo giusto ai volti.

I 15 lavoranti turnanti del garage. Tutti dall’est o dal nord Africa. Più il proprietario ariano finto-vikingo.

ADORO pigiare il bottoncino del telefoncino con il numercino già pronto: – Sono occhi neri frangetta blu. Ho bisogno della macchina fra 5 minuti -.

Dalla strada prendo l’ascensore che mi porta negli inferi delle macchine.

Non è un ascensore: è la scalinata di un castello, è il sipario di un palcoscenico.

Si aprono le porte metalliche, spesse. Un po’ da Alien, invero. Ma non devo confondere location ora.

Ed esco io.

Passo svelto, marziale, spalle erette, frangetta de dio, occhio tagliato, lampadari alle orecchie. E sopracciglio alzato. Ormai ciò una paresi al sopracciglio sinistro.

E’ studiato. Tutto studiato.

T’arrivo seria e incalzante, come dovessi andare a salvare il pianeta dalle grinfie de Stocazzo in persona. Uei! Sono io! Fate largo che ho urgenza!

I must fix it!

Appena incrocio il primo schiavo di turno o The Owner, trasformo l’espressione, sincerandomi che sia stata notata la precedente, e t’apro sto sorriso che illumina tutto l’inferno garagioso.

E improvvisamente non devo più salvare il mondo: sto andando a un party esclusivissimo che porcaputtana mi diverto daddio! Ma… alle dieci di mattina? Certo villico! Non sai che per me è sempre festa? Trallallero trallallà!

Vado in automatico. Sto di cazzata sparata a raffica. Dai biondi! Che vi porto l’allegria in questo buio meraviglioso, che quaggiù è sempre notte.

Un ragazzetto di non so dove, ma sicuramente un luogo in cui fa caldo, domenica ci ha tenuto moltissimo a farmi guardare sul suo cellulare una foto in cui aveva una ciocca centrale dei capelli arancionissima. – Rifattela, ti sta bene, tu hai i capelli neri neri, è stupenda così -. Sorride, contento. Quanto mi piace fare contenti gli sconosciuti! Attribuisce un senso diverso alla mia giornata. Quasi quanto un vaffanculo ai conosciuti.

Stamattina, invece, c’era il braccio destro di The Owner: sà il cazzo di dove, ma sicuramente dell’est. Alto alto, secco, allampanato, vagamente dinoccolato, bianchissimo, con quegli zigomi ossuti, il volto magro, qualcosa di leggermente lontanamente inquietante. Vecchio, per me vecchio: potrebbe persino avere 45 anni.

Eppure… ha qualcosa, qualcosa che mi fa sangue.

Un tono nel chiamarmi “Signora”, il fatto che abbia dovuto studiarmi prima di sorridermi, quella diffidenza che me piace, quel modo di guardarmi negli occhi che è diretto eppure torvo e sbieco allo stesso tempo. Guarda tutto, vede tutto, osserva tutto.

E stamattina era ancora dentro l’auto quando sono arrivata con il solito passo e l’espressione da “aRivo io, levete!”. L’aveva appena portata. Ho sbragato il sorriso. – Vieni con me? Mi accompagni tu? Dai, così non devo guidare! -.

Un sorriso nuovo, diverso dal solito. Timido??? Imbarazzato??? Ha abbassato lo sguardo…

Poi, con quell’accento slavo o sà il cazzo di dove dell’est: – Stamattina sono da solo qui, non posso nemmeno prendermi un caffé… –

Sento il sopracciglio che mi arriva all’osso sacro.

– Oh, mi dispiace, devi fare tutto tu… -. Sorrido comprensiva.

Lo trovo ancora al ritorno. Scendo dall’auto mollandola così a cazzo come sempre.

– Deve ancora riprendere la macchina oggi? –

– No, puoi anche buttarla –

Scoppia a ridere.

Uhm.

Tu guarda se uno di sti giorni non mi presento interamente in latex nero.

Tanto vado sempre a una festa io…no?

34 comments

  1. Chissà perché, leggendoti, mi pare di perdermi in una delle strisce di dylan dog.
    Mi piace.
    Nero, lampadari ai lobi e non.
    With You (Mam Remix) di Flight Facilities Feat. Grovesnor

      1. Io che vedo gente e faccio cose, cioè, quelle cose in cui si vede gente e si dicono cose, si va in giro e si saluta, eppoi la gente manco un ciao come si deve. Ecco, io che faccio tutto questo, certo, perché non dirlo?
        Se lo vedo, dentro e fuori, intendo, dico, se lo vedo Dylan, certo, te lo dico.
        Mica lo tengo per me.
        Cheppoi mi urli e allora? Ed io che ti rispondo? No, dico, che ti rispondo?
        With You (Mam Remix) di Flight Facilities Feat. Grovesnor

      2. Guarda, ora al pensiero indosso un velo nero dinanzi al volto e in gramaglie me ne vado a tirarmi un po’ su con una cena gargantuesca in compagnia di esseri diabolici.

        Noi donne sole…

  2. Eccola, la Lisbeth in tutina di latex e superpatata, che arraffa la sua automobile e va a salvare il mondo dallo stocazzo. Chiamalo ‘gnente!
    E poi, via, a balare al Pamela, frangetta neppure sciuppata e lampadario luccicante che ondeggia e riflette la lucidità del latex che riflette il brilluccichio del lampadario.
    Diarietto, diarietto, diarietto…Mother lo desidera, lo brama, non ne può fare a meno.
    Stocazzo. We’ve got a situation. I’m on my way. I’ll fix it.
    Tiè!

    1. La burdéla sa che Mother ama il diarietto. La burdéla ha esattamente bisogno di questo.
      Penso di essere rimasta l’unica su wp a non voler scrivere libri, a non scrivere libri, a non dover vendere libri.. E, difatti, sta roba mi sfrange troppo la minchia.
      La minchia sfranta ha lo stessa valenza dell’antiquitas: SDRA! Via! Tutto nuovo!

      E’ che tu non vedi Scandal, altrimenti ti avrei portato come esempio Olivia Pope che cammina sempre come avesse un ramo di peperoncini essiccati in culo perchè deve fixare l’universo. Para para. Co ste megaborse che dentro ci possono essere: lingotti d’oro, armi per il traffico internazionale, pacchi e pacchi de banconote, documenti e dossier compromettenti, a scelta.
      E il cellulare sempre in mano, perché potrebbe chiamarmi il Presidente of United States, moschio e cojone, innamorato di me e totally incapace, e io lo devo aiutare. Lo devo aiutare.

      1. E io che volevo scrivere la saga del Pamela…
        Cinque tomi, con relativi movies.
        Voglio Meryl nella parte di Mother. La voglio la voglio la voglio.

  3. Come ti vedo bene in questa versione. Molto TU o almeno molto che te che io immagino. ( e poi tutti ci chiediamo, tutti io, perchè non vedo più i tuoi post sul reader di wp? Ti hanno bannata? 🙂 ) Buona giornata.

    1. Ah beh beh. Se ti piace questa versione non posso che gioirne: è proprio me. Spudoratamente me.

      Wp in questi giorni fa un sacco di casini. Oppure mi ha ascoltato attraverso sofisticati sistemi di spionaggio parlarne male come piattaforma.

      1. Molto, molto probabile, abbiamo un problema simile con chi si diverte a raccontarsela, che la tristezza e’ che lo fanno anche con loro stessi…

      2. M’annoiano, m’annoiano a morte. Proprio che ormai non ce la faccio più. M’aRendo, alzo le mani: m’aRendo.
        La raccontano PROPRIO PER raccontarsela e rinvigorirsi il racconto. Ma va bene, se ne hai bisogno, mi sta bene. Ma non mi si chieda di applaudire e divertirmi perché mi cago il cazzo negli appiattimenti.
        Intuire le diverse nature rende l’esibizione (che in teoria dovrebbe essere la versione di sé in bella forma) del tutto deprivata degli elementi fondanti a rendere la narrazione interessante.
        Non me ne fotte un cazzo di leggere certi libri. Ecco.

      3. Si … Concordo, poi magari c’e chi e’ un po’ troppo terra a terra, che anche chiamare le cose con il proprio nome puó “spaventare” il lettore, ma come te, dietro il puro manierismo, io inevitabilmente sbadiglio.

      4. Eccerto! Se ti occupi di “vendita” di un te stesso in bella forma, ovvio che devi stare attento anche a non spaventare il lettore.
        Dipende dai lettori che desideri avere, dipende se sei interessato al numero dei lettori, dipende se te ne fotte persino di avere lettori.
        Per questo tendo a cercare tra i non taggati, quelli che se ne fottono. In cerca di un po’ di autenticità, in cerca di qualcuno che dica anche che è brutto sporco e cattivo, in cerca di umanità. Sono un’ossessiva umanista.

        Ogni tanto mi viene il desiderio di scrivere un post di meri insulti ai miei lettori. Poi penso all’alta probabilità deprimente di commenti e like al solo fine di. E allora mi rifuggo nelle conchiglie.

  4. So this is not fiction? Exciting…
    Peccato che i miei stimoli li abbia tutti bruciati nel mio enorme studio sociologico sul porno adattato alla vita…
    Rifletterò sull’effetto del latex sugli slavi!

    Intanto grazie per avermi fatto capire da dove arriva la parola Poggiolo in sardegna!

    1. O bambola! Devo capire ancora come funzionano sti turni, perché quando m’intigno co uno m’intigno con quello. E devo sapere quando lo becco.
      Intigno e intigno. Ah poi sì che me vesto di latex, manco fosse la prima volta…

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