Antiquitas

Sei pesante. Sei pedante. Sei noioso. Sei antico. Sei antico antico antico antico. Sei antico che appena ti avvicini io sento odore di muffa. O forse è naftalina. O muffa e naftalina insieme. E’ possibile? Non lo so. Ma ci metto anche la canfora e taglio la testa al toro.

Sei antico come la carta da parati vecchia e tutta ingiallita nelle case delle nonne. Non le mie. Le mie appena vedevano un segnetto, una cosina, un po’ di antico… SDRA’! Toglievano tutto. Via tutto! Tutto nuovo! E siamo fatte così in famiglia. Che vuoi farci? Noi non appena… SDRA’! E via!

E allora sei antico come quei frammenti di carta da parati vecchissima nella stanza del mio ex ex ex, non so se li ho contati giusti. Ormai mi confondo. Comunque, per intenderci, quello che ogni due parole doveva dire “postmoderno”, oppure “Derrida”, oppure “San Sebastiano”. Quando andava di lusso alternava con “Apocalisse”, ma doveva aver fumato bene bene per dire “Apocalisse”. Anzi, quasi quasi un giorno di questi lo chiamo e gli faccio un pernacchione al telefono. Glielo dico – Allora? Come stai vecchio ubriacone? -. Così gli prende un colpo. Anzi due. Gliene prendono due, perché uno già ce l’ha avuto.

Però a ripensarci bene, lui li teneva apposta quei pezzi di carta da parati gialli e pendenti, apposta come la bambole impiccate al lampadario e quelle legate con il fil di ferro. Quindi nemmeno la sua carta da parati va bene. Era voluta, non è lo stesso.

Sei antico come… antico come…

E non mi viene.

Anzi. Sai che faccio? Ti uso.

Da oggi in poi, appena noterò un po’ di carta da parati ingiallita a casa di qualcuno, lo dirò.

E’ antica come te.

47 comments

  1. E’ antica come te.

    E’ antica come tiè!
    E’ antica come tiè!
    E’ antica come tiè!

    Figlia, hai creato un mostro…
    Ma le bambole appese al lampadario? Sai che non mi dispiace l’idea?
    Lo vorrei come sfondo del mio template.
    Sai che mother conosce antichi di ogni età?
    Sai che ti sto facendo un sacco di domande? A occhi chiusi, però.

    1. “E’ antica come tiè!” è formula apotropaica, con la potenza del preficaggio.

      Le bambole per l’esattezza erano delle barbie non barbie. Sai quei surrogati di barbie anni ’70 e ’80? Non gli ho mai chiesto dove le avesse prese. Gnude, legate con fil di ferro o appese al lampadario.
      Poi aveva un bambolotto, proprio quelli da bambina, con il coltello finto da carnevale, indossato con il cerchietto sulla capoccetta.
      Poi aveva un teschio di cavallo. La stanza era illuminata da faretti rossi e blu.

      No beh, su quel mio ex avrei da raccontare per millenni. Ma non potrei mai farlo pubblicamente: c’è il rischio che qualcuno lo riconosca e poi le cose troppo belle tra noi due devono restare tali. Tra noi due.

    1. Cara tuttotace, appese. Appese. Come nei tarocchi. L’appeso. The hungman. Nei tarocchi l’uomo è appeso per un piede. Perché così la valenza si fa più sottile e stratificata. L’appeso si sacrifica e accetta un destino vittimale. O si offre. Per me ogni parola è immagine che si apre ad altro.
      C’è una sua porca differenza.

      1. Mbè, almeno sarebbe stata una novità, una botta di vita, un’espulsione di emozioni immediate e autentiche.
        Avrei potuto crearne una storia, fare ipotesi e congetture. Un mondo ci costruivo!

        E invece continuo a scassarmi la minchia.
        Sono il paradosso vivente: mi scasso la minchia nel virtuale e mi devo rifugiare nel reale. Ma porcamignotta!

      2. Dovremmo abitare vicine. Ecco. Proprio vicine di casa.
        Per strada è decisamente più semplice, ovvio e immediato.
        Se non avessimo sta disgrazia di aver bisogno della parola scritta – aaaaaaaahhhhh – la pace dei sensi!

    2. E comunque lo devo scrivere. Devo.
      Appena ho letto il commento della tutto, dalle notifiche, io ho chiaramente letto “Impiccate, cara Marla”, perché ormai romanizzo tutto e a Roma si usa dire “Impiccate” in modo esortativo-imperativo.
      Quindi ho pensato: ohibò! Dopo ho capito che c’era bisogno di droga in me.

      1. Eh no! Eh no! Prima perculeggi Derridà e poi dici che destrutturi…allora dillo! Comunque io so un ragazzetto all’antica, che porta i fiori alle signore, paga il conto e apre le porte. Mo’ che c’hai da dì?

      2. Bello mio, non me lo devi mica dire che sei all’antica sà! Ormai so…
        Sapessi come li maltratto io i ragazzetti all’antica. Sò crudele.

        T’ho messo paura?

        Perculeggio perculeggio…io ho capito che appena sento “filosof..” me devo mettere una mano sul cuore e accettare quello che è. Con rassegnazione e col capo chino.

      3. Figurati! Un po’ di autocoscienza m’è rimasta pure a me…e non mi consola il fatto di constatare quanti stanno peggio! Perché c’è chi sta peggio eh!

      4. Guarda, o celi qualcosa che ancora non ho intuito e lo celi benebene, oppure stai messo decisamente meglio.
        E’ che i filosofi… aaaahhh… i filosofi…

        Vabbè, vado a magnà e a beve, purtroppo con moderazione la seconda.

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