La Béla Burdéla del Pamela – Capitolo 2

Lui è lì.

Sorride. Intenso. Sfrontato. Una sfida celata nell’iride boschiva.

Liscbet si sente il battito del cuore mancarle un colpo: è quello ben assestato da Raoul e dalla sua entrata al Pamela.

– E’ solo! – pensa, mentre il respiro le solleva l’insenatura tra due coppe 4C, già drammaticamente strizzate verso l’alto.

– E’ solo… -, e le labbra le si schiudono appena, lasciando morbida la linea curva della bocca.

E’ solo l’evanescenza di un pensiero fugace, quando compare alle spalle del dj un’ombra rosa fluo che gli si avvinghia a un braccio come la gramigna al chicco buono.

– Mo quela è la Vanilde! – sussurra sorpresa la Milvia che, mai per un attimo s’è scostata dall’amica, pronta a ghermirla al volo nell’ipotesi di qualche strambo e repentino colpo di testa.

Lo sguardo della Liscbet muta di colpo: dall’aura magica dello stupore al ringhio ferale, zanne snudate.

La sua voce  è quasi un rantolo: – La Vanilde? Quella chiappa secca e mossia della Vanilde? Ce le spezzo quelle braccine ossute! Che ci fa lui con quela lì? Quela il giorno va a toglier le uova dal culo delle galline, non sa neanche parlar bene il dialetto! -.

La Milvia ha già pronta la litania, la formula rituale da recitare per l’occasione: – Mo che ti importa? Tu sei la Liscbet! Tirati su la tetta, muovi la chiappa! Sei la Liscbet, la burdéla cativa! -.

Liscbet si ricompone, il volto torna impassibile, ma il sopracciglio le si alza tanto che le arriva quasi all’attaccatura del capello.

Un reciproco cenno, felini che si sfidano il territorio, uno con il sorriso sbieco, l’altra con l’occhio rapace.

E’ a quel punto che la Liscbet si volta nuovamente verso il Gionatan che è ancora lì fisso fisso fisso a guardarla. Gionatan su! Una mossetta? No?

La nostra comprende la timidezza del novello tocco di manzo e decide di adottare la “mossa del bagno”.

– Milvia, ‘ndiamo al bagno và -, senza distogliere d’un secondo lo sguardo. La Milvia, che ben conosce strategie e tattiche del Pamela, s’appropinqua alla burdéla e intanto studia a sua volta il tavolo del Gionatan.

Le giovini camminano come le Kessler con passo perfettamente coordinato, ondeggiando qualsiasi cosa si possa ondeggiare, bicchieri in mano. Per andare al bagno bisogna necessariamente passare di fianco al tavolo cui siede il Gionatan con l’allegra combriccola maschia.

Ed è proprio nel punto in cui la Liscbet sa d’essere alla giusta distanza, con la giusta luce, la giusta prospettiva, che spara addosso all’occhio fisso del Gionatan tutto il grifagno del mondo e poi -tac! – nell’istante perfetto, avvicina il bicchiere alla bocca che diventa un perfetto cuoricino che circonda la cannuccia per una rapida succhiatina.

Due secondi, forse tre, durante i quali avviene un monologo muto. – Mo cosa fai lì? Vieni qui, vieni a prendermi, non lo vedi che son tua? Non ti piace tutta questa robina qui? Guarda che labbra morbide… -.

Milvia e Liscbet attendono in bagno il tempo adeguato affinché il manzo sia bello arrostito in superficie, ma sanguigno all’interno, poi escono nuovamente verso la sala.

Pochi passi e il Gionatan, magliettina tarra nera e jeans a vita bassa,  si alza e si piazza al momento giusto sulla traiettoria della Liscbet, che, a quel punto, potrà scegliere se circumnavigarlo indifferente o fermarsi esattamente di fronte a lui. Nella seconda ipotesi, come da manuale, la Milvia si dovrebbe scollare dalla gemella e proseguire verso il bancone, dove, sempre secondo regolamento del Pamela, un altro ragazzotto del gruppo provvederà a intrattenerla affinché non si senta sola….

Si ferma. Sono uno di fronte all’altra. Il Gionatan finalmente sorride alla sua griglia. – Ciao, scei beliscima, come ti chiami? –

Tocca a Liscbet. Via tutto il grifagno! E’ il momento della cerbiatta, della gazzella, della ninfa cedevole. – Liscbet e tu? -. Piega anche appena appena di lato la testa per mostrare meglio lo sguardo “Sono dolce e maliziosa allo stesso tempo”.

– Gionatan. Ti va di balare? –

Una polka frizzantina ha agitato già gli animi degli avventori del Pamela. – Baliamo! –

Mother è al bancone e parla con Alieto, il barista discreto. Entrambi guardano la burdéla gettarsi in pista.

Gionatan le cinge il fianco sinuoso, Liscbet palpa leggera il bicipite sostanzioso.

Quand’ecco che, tra il volteggiare a passetti delle coppie, tra le luci strobo della sala, Liscbet scorge Raoul con la smandruppona della serata. Ballano, lui le parla e sorride. Lei ride con scoppiettii a singulti.

Liscbet conosce alla perfezione l’epilogo di quel parlare per sorrisi.  Tenta di condurre il suo partner in altro punto della pista: non vuole vedere, non vuole sapere. Ma, come per un maleficio, se li ritrova sempre accanto. Anzi, adesso le due coppie ballano affiancate. Si irrigidisce, ma non desidera che Gionatan se ne possa accorgere e sorride comunque.

E’ un attimo. Il braccio di Raoul sfiora quello di Liscbet, a più riprese. E’ una vicinanza lieve, un incontro di brividi sulla pelle. Ma a Liscbet è sufficiente per sentirsi avvampare. Sente il suo odore, il suo calore. Così vicino. Guarda, solo con la coda dell’occhio, e lo scopre: Raoul le lancia rapide frecciatine di sguardi. Lo sta facendo apposta! E si diverte!

E’ troppo! Per Liscbet è davvero troppo! Le monta la carogna, pronta a divampare in un lampo. Ma è mentre Gionatan la fa volteggiare, che scorge in lontananza lo sguardo di Mother: il sopracciglio è impennato. E, di fianco a lei, Alieto ridacchia con aria canzonatoria.

E’ così che Liscbet torna con la mira sul suo muscolo ruspante e decide.

Sguardo svenevole, svenevolissimo.

– Gionatan, mi manca un po’ l’aria qui dentro. Forse è solo stanchezza… forse sarebbe meglio andare a casa – sguardo sguincio dal basso – ma non so se ce la faccio a piedi, non voglio rovinare la serata alla Milvia e la macchina serva a Marla e alora non so proprio cosa fare…-

– Mo ti porto io! Ho la macchina qui davanti! Ti porto a casa subito! –

– Davvero? Oh,ma… forse vuoi restare con i tuoi amici? –

Gionatan le perfora le pupille con significativa e maschia sicurezza: – Mo ti pare che nel deserto io lassio morire l’unico fiore? Spettami che vado ad avvertirli e poi ci penso io a te… –

Corre dagli amici: – Oh Ianes, dammi le chiavi della tua macchina. Te la riporto domani mattina! –

Timido sì, ma romagnolo ruspante, mica moschio!

Poco prima di avvicinarsi all’uscita, Liscbet avverte Mother con un cenno d’intesa: Marla sorride appena appena. E’ ok.

Poi si volta, è più forte di lei, e si volta a guardare Raoul: anche lui la sta guardando mentre si allontana con Gionatan.

E non sembra sorridere come prima.

Previously on “Più Balere Per Tutti”:

La Béla Burdéla del Pamela – Chapter One

Raoul, il dj migliore della Romagna

20 comments

  1. Mother non aspetta neanche il tempo di una mazurka per venire a piazzare il sopracciglio: poi si fa tardi, il Pamela si riempie, e mi tocca stare con le antenne alzate, che tutti c’hanno le loro pretese, ciò!

    E l’ho visto, l’ho visto il Raoul dopo che sei andata via sculettante con quel metro e novanta di un Gionatan (che c’aveva due occhi brillantoni come se avesse vinto la lotteria, vamolà)!
    Era lì, in pista, con la Vanilde tutta in tiro che pareva una rèclame del Carnevale di Viareggio, ma non la smetteva di guatarti come un giaguaro guata l’antilope!

    Sapessi cos’è successo poi!!!!
    Ma non aggiungo altro….ora c’hai il Gionatan per le mani, e non voglio certo farti perdere la concentrazione sul giocattolo nuovo…
    Mo com’è andata, figliuola?

    1. Mother, lo so lo so, ora il tuo sopracciglio t’arriverà alla nuca, ma… ogni volta che m’imbatto in quello sguardo ‘sassino, me mi ribolle tutto. Mi viene tutto su una roba…
      Lo fa apposta, Mother? Mi provoca apposta? E cosa vuole da me?
      Se mi volesse, potrebbe pur farlo un passettino no? E invece è sempre lì a pizzicarmi la corda del nervoso. Mo perché non mi lassia in pace alora?

    2. E poi… ma santalamadonna! Con la Vanilde? La Vanilde???
      Ma alora tanto vale chiudersi in casa, belo in pantofole, con la panza, a guardare solo la televisione, qualche bel programmino da semi…

      1. La Vanilde ce l’ha sempre avuta a morte con te, da quella volta che ti sei messa a limonare sul muretto col Paride Barnabè, che lei ci moriva dietro da due anni!
        Lei ti ha giurato vendetta e ha fatto di tutto, di tutto per uscire con il Raoul e venire al Pamela a pavoneggiarsi davanti a te, ciò…
        E lui non si è tirato indietro. Anzi!
        Ci prova gusto a vedere che ti dai un gran daffare, fingendo di ignorarlo, cara la mia Liscbet, anche se, questa volta…

      2. Eheheheheheh… il Paride…. eheheheheheh.
        Era lì! Che dovevo fare? Far finta che non c’era? Era lì, mi guardava, mi diceva le cose, con quegli occhi azzzzurri azzzzurri.

      3. Il Paride mi offre il caffé nel suo bar tutti i giorni e lo dice sempre, anche se è fresco fresco di matrimonio (con la Natasha, quella del negozio di fiori vicino al cimitero) e quasi papà: “La Liscbeth è stato il mio primo amore, e il primo amore non si scorda, ah beh beh!”

    1. Lo stciopone no! Giammai!
      Guarda fosse per me andrei dal Raoul a dirgli: – Abbello? E allora? Che hai deciso? Perchè guarda che non ce l’hai mica solo te eh! -.
      Però Liscbet è diversa da me.

      1. Minchia, Monia. A me già me sta sui cojoni sto Raoul, non ce la faccio. Mi spazientisco in fretta, mi cago il cazzo facile.
        Nella realtà è esattamente quello che avrei fatto e detto. Preciso.
        E anche peggio…

      2. Ma sai che piu tempo passa e più mi spazientisco pure io? Non me ne frega più niente della diplomazia, si o no, e senza starci a pensare tanto…

      3. Concordo assolutamente.
        Che cazzo c’è da pensare? Che te devi pensà?
        Aspettare, vedere, circumnavigare, cazzeggiare, aspettare, giochicchiare… du palle.
        Dopo, facciamolo dopo.
        Gioca dopo, se ne sei capace. A mantenere in piedi qualcosa, se c’è da mantenerlo. Perché io sono bravissima in questo. Ma dopo. Prima voglio il prima.

        Stanotte ciò i nervosetti.

      4. Una manica di indecisi, insicuri e figli di mammà… Ma che fine hanno fatto quelli veri?
        I nervosetti girano parecchio stanotte… Pure qui non c’è verso di dormire

      5. Figli di mammà! Esatto!
        Non sanno mai che cazzo vogliono e poi, se ti manifestano quello che vogliono, poi però c’è sempre un però….allora tu dici “ok va bene, basta saperlo”. Ma no! Non va bene nemmeno quello, perché cmq lo vorrebbero, però, poi, ma, chissà…

        E un bel vaffanculo tra un “ma” e un “però”? Io ce lo metto sempre.

      6. Il vaffanculo sto imparando a mettercelo, e ci sta gran bene… Peccato che me ne sia rimasto uno in gola che m’ha fatto quasi strozzare, e quello non ci sono mai riuscita a tirarlo fuori…

      7. Ci sono vaffanculi che per motivi di vario genere non si riescono o non si possono urlare.
        A meno di non trovare la soluzione per recapitarli, è fondamentale che funzionino all’interno. Mandare affanculo qualcuno o qualcosa dentro sé, purché autentico, è ugualmente efficace. E’ la pratica costante dello sticazzi.

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