A Sud degli Angeli

La costa tra il Big Sur e Los Angeles ha cambiato insenature e l’aria s’è scaldata di un soffio ogni miglio.

La pelle si schiude le palpebre al risveglio degli odori, il profumo dei deserti che si insinua sottile tra il salmastro. S’insinua con il ricordo di vita, un serpente a sonagli che vibra sonoro nell’anima.

A ridosso degli Angeli da nord e il tramonto che ci insegue con il fiato sul collo.

L’auto si lascia andare le miglia come sassolini dalle tasche. Sarà la memoria a raccoglierli un giorno, uno a uno.

Dobbiamo fermarci, dovremmo fermarci. Ancora a L.A., di nuovo.

Lei indossa un cappello texano bianco, ha gli omini di Keith Haring tatuati attorno al braccio e guida.

Io indosso un cappello texano nero e ho i piedi nudi poggiati sul cruscotto.

– Davvero dobbiamo fermarci a Los Angeles? –

– Sei tu che guidi -.

Si volta un attimo a guardarmi.

– E se tiro dritto? Dove andiamo? –

– Tira dritto. Andiamo a Sud. –

Si tocca appena la tesa del cappello e l’abbassa un po’ sugli occhi. Sorride guardando la strada.

– Andiamo a Sud -. Prende una sigaretta con una mano, la porta alla bocca e l’accende guardandomi con la coda dell’occhio.

Anch’io prendo una sigaretta e mi raddrizzo un po’ sul sedile. Sguardo fisso sul cielo più grande del mondo.

Arriviamo nel deserto mentre il sole sta incendiando il mondo, squarciandolo di strappi, afferrandolo per la gola con un bacio.

E’ notte e Palm Springs è un’oasi illuminata nel nulla. Pale eoliche giganti lasciano il proprio bianco a spezzare lento lo spazio.

L’aria ribolle tra i cactus e le palme.

– Adesso siamo arrivate –

30 comments

    1. Mother, it’s possible.

      Stamane poi è proprio necessario.
      Apertura di mattinata con telefonata zia – problemi condominiali – assemblea (come non lo sai? non ti è arrivata la convocazione? l’amministratore non l’hai sentito? e non vieni? ma è importante!) – telefonata amministratore – ritelefonata zia per accordi… tutta roba di cui non me ne fotte un cazzo. Ma proprio un cazzo. Pensa te se io devo sciupparmi due coglioni così per decidere se aprire il conto corrente in banca o alla posta. Ma che davero?

      1. Come osano, come osano sciupparti la frangetta?
        No, no, via, via da questo mondo che ottunde, da questa umanità che indice assemblee e tira su condominii (quante i?)
        Voglio notti calde e stellate, e birra gelata e piscine.
        Si può, figliuola, sì?

      2. Oh Mother… birra gelate in piscina con vento dolce e caldo. E le poche persone che di rado capita di incontrare hanno lo stesso Sticazzi negli occhi che hai tu.

      3. Mother si sente osservata, avverte presenze ostili e fuffeggianti in avvicinamento. Se la vita deve esser sacrifizio, che lo sia bordo piscina…

      4. Mother anche io sento fuffa e catafalchi girare attorno come avvoltoi in cerca di cadaveri.
        Alla bisogna mi trasformo in aquila nè. O pantera, tigre, leonessa. Al limite anche una poiana ben messa.

      5. Agitazione da nemico in agguato. Perdonati e acquisisci nuova consapevolezza e benevolenza nei confronti del disegno del fato. Che sceglie sempre per te. Alla cazzo.

      6. Mother, sai che mi sa che ho sempre dimenticato di parlarti di una cosa? Sempre così indaffarata a cercarmi quanto di più futile e leggero possibile, dimentico le virgole momentaneamente consistenti nel tempo.
        Oggi io e il musicante abbiamo un incontro con una persona che potrebbe rivelarsi umano troppo umano, ma che, per quanto concerne la parola, assume per me (non solo per me) i contorni del divino.
        Te devo fa sapè. Ah sì!
        Quindi è per me fon-da-men-ta-le la scelta del colore di smalto adatto.

      7. Eh sì, che tonta che non te lo dissi. Vergogna a me. Biasimo e dispregio!
        Cmq ho tramato e ordito da prima dell’estate per addivenire a questo incontro. Sarai fiera di me. T’aggiorno tosto.

    1. Mi manca come il soggetto, Mortellaro.
      Forte ti riferisci al viaggio? Al ricordo che ho descritto? Al cielo? All’insieme delle cose?
      Sono certa che quando taglierai in lungo e in largo il Southwest per anni, sarà esattamente come piace a te.
      Io l’ho fatto come piace a me.

  1. Scusate si m’insinuo ma amo scompattare le fila.. Consiglierei smalto in tono stile WASP ossia trilogia millennium…..rigorosamente nero. Leggins molto aderenti affinchè traspaia la naturale cellulite del femminino aitante Blomkvist .
    Lascerei a casa il musicante così da esser certa di far colpo e …….a seguire un gratuito consiglio una un po di guttalax nella condotta condominiale -per tenere impegnato il condominio intiero – ed esser certi della proficua serata .
    Arrivederci mie stimate Regine e perdonate la mia, forse inopportuna aparentesi.

    1. Niphus sei sempre il benvenuto con i tuoi consigli. Scompatta scompatta.
      Non debbo far colpo d’aspetto, ma di parola. E, soprattutto, per me è fondamentale che s’addivenga a un accordo tra i due (musicante e divino paroliere), per questo tramo e ordisco.
      Il guttalax sarebbe da utilizzare più spesso.

      1. Figliuola mia, sei uno spirito libero et appassionato. Ed incontri gente, fai cose, programmi cazzi e mazzi. Che vuoi fa’, il ciocco senza vita pure tu?

      2. Hai ragione Mother.
        Incontro gente, faccio cose e programmo cazzi e mazzi.
        Devo ricordarmelo bene.
        L’odor de catafalco, de moschio, de fuffa, tende ad appestarmi l’inventiva.

        Forse devo ogni tot postare un’immagine apotropaica.

      3. Data la mia veneranda età e con tutto il rispetto mi piace curiosare e divertirmi è un mio diletto. Bimbo biricchino mi ritengo…un pò cresciuto ma amo i balocchi e cazzeggiare. E poi Marla…mia maestra se avete da commarare di fatti vostri volgete in deretano ad altri lidi.

  2. Haimè Signore, chiedo perdono per il mio ultimo passo scritto.
    In verità ogni tanto il dito mi sfugge e le mie terminazioni nervose di scollegano improvvisamente dalla poca materia grigia contenuta nella mia scatola cranica.
    Parlar di deretani a due signore è oltremodo ineducato e non mi si addice l’esser villano.
    Pertanto chiedo venia e mi prostro soffocando nella mia disperata costernazione.

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